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ISRAELE: ARABO GAY RAPITO DA FAMIGLIA, POLIZIA LO LIBERA PDF Stampa E-mail
Scritto da adriano   
Venerdì 27 Agosto 2010 06:52

ISRAELE: ARABO GAY RAPITO DA FAMIGLIA, POLIZIA LO LIBERA
Il diciannovenne arabo israeliano è stato sequestrato dai suoi parenti in un quartiere di Tel Aviv e tenuto prigioniero per tre giorni israel.jpg

Un ragazzo arabo israeliano di 19 anni, sequestrato e recluso da alcuni familiari perché gay, è stato liberato oggi dalla polizia nel nord del Paese, dopo tre giorni di prigionia e vessazioni. Lo riferisce il sito «Ynet», citando fonti investigative.

L'episodio assume connotati definiti preoccupanti dalla stessa polizia poiché è avvenuto a Tel Aviv, dove il ragazzo - originario della cittadina a maggioranza araba di Tamra, in Galilea - si era rifugiato da qualche tempo per sfuggire all'atmosfera pesantemente tradizionalista del suo ambiente.

Ed è proprio in uno dei quartieri più «bohemien» di Tel Aviv (Florentin) che quattro parenti lo hanno scovato lunedì scorso, immobilizzato con un gas urticante e malmenato, prima di riportarlo a viva forza a Tamra.

A denunciare l'episodio è stato un amico, la cui segnalazione ha consentito alla polizia d'intervenire, individuare il luogo in cui il rapito era stato rinchiuso e liberarlo. I rapitori - che avevano già minacciato nel recente passato il ragazzo di essere pronti a metterlo sotto chiave fino a quando non avesse ricominciato a «comportarsi come una persona normale» - sono stati fermati e incriminati per sequestro di persona.

L'omosessualità è oggetto di diffusa riprovazione sociale e familiare nel mondo arabo-palestinese, come in generale nelle realtà a maggioranza islamica, in particolare nei villaggi e nelle località minori. Riprovazione che talora sfocia in violenza vera e propria. Nelle settimane scorse ha destato un certo scalpore perfino la nascita di una rivista culturale online promossa a Gerusalemme da due giovani scrittori palestinesi - uno musulmano, l'altro cristiano - che fra le molte sezioni ne dedica una aperta ai contributi (anonimi) di autori omosessuali contemporanei in lingua araba.
 

 
Gay/ La vita segreta dei cadetti all'accademia di West Point PDF Stampa E-mail
Scritto da adriano   
Giovedì 26 Agosto 2010 13:00

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Gay/ La vita segreta dei cadetti all'accademia di West Point

New York, 25 ago. (Apcom) - Ci sono cadetti omosessuali nella rigidissima West Point, accademia militare nello stato del New York nota per aver avuto tra i suoi alunni numerosi presidenti e generali. Stando al New York Times, parole in codice, incontri segreti e identità false sono strumenti necessari per gli allievi della prestigiosa scuola.

A portare alla luce la situazione degli omosessuali a West Point e a rinvigorire la polemica sulla politica del "don't ask, don't tell" adottata dall'esercito, sono state le dimissioni, a inizio mese, della cadetta Katherine Miller, che su un blog aveva rivelato anonimamente le sue tendenze lesbiche.

La controversa "don't ask, don't tell", introdotta nel 1993, limita la possibilità dell'esercito d'indagare sulla vita sessuale dei suoi soldati (don't ask) e consente ai gay di arruolarsi se non sbandierano le loro inclinazioni e si astengono da attività omosessuali (don't tell). Ciononostante, interviste ad altri tre cadetti gay che hanno preferito mantenere l'anonimato, oltre ad ulteriori conversazioni con Miller, hanno fornito una fotografia del circoscritto ma vivissimo mondo omosessuale di West Point. Per gli alunni gay dell'accademia è infatti essenziale tenere le loro propensioni sessuali segrete, se scoperti verrebbero espulsi. I tre intervistati hanno raccontato come gli alunni gay siano costretti a fingere fidanzamenti, effettuare telefonate personali lontane dal campus e ignorarsi reciprocamente.

A rendere le cose ancor più difficili è il codice d'onore dei cadetti che proibisce di "mentire, imbrogliare, rubare o tollerare quelli che lo fanno". Pertanto, prima di poter confessarsi bisogna valutare attentamente la persona che si ha di fronte.

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Tutti i tipi di romanticismo, e non solo quello omosessuale, sono osteggiati a West Point. Ma la negazione di libertà sociale, stando agli intervistati, ha soltanto aumentato il desiderio nei cadetti di stringere legami.

Alla richiesta di un commento sulla cultura gay a West Point, il tenente colonello Brian Tribus, direttore delle relazioni pubbliche all'accademia, ha dichiarato che "la scuola continuerà ad applicare la legge", ma ha voluto aggiungere che "i cadetti sono obbligati a seguire dei corsi di etica militare in cui è posta enfasi sul rispetto altrui."

 
Io, madre di un soldato gay PDF Stampa E-mail
Scritto da adriano   
Giovedì 26 Agosto 2010 06:53

 

IO, MADRE DI UN SOLDATO GAY

"Per l'America i nostri figli non sono abbastanza". Le "famiglie modello" vivono nel terrore che i soldati gay vengano uccisi dalla guerra e dall'odio. L'odio del "Don't Ask, Don't Tell".

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24 Agosto 2010

 

L'appello di una madre: perchè i nostri figli per l'America non sono abbastanza? Sono quelli che sul campo salvano vite. Sono quelli che si espongo al pericolo per gli ideali in cui credono e per la lealtà che nutrono nei confronti di un'America che, con il "Don't Ask, Don't Tell" li fa vivere in una doppia paura. Quella delle bombe e dei mortai, e quella della discriminazione. Nancy Manzella, madre di un soldato americano licenziato a causa del "Don't Ask, Don't Tell", Darren Manzella, scrive al ministero della difesa una lettera a cuore aperto, chiedendosi semplicemente perchè. Ve la riportiamo.

 



Mi chiamo Nancy Manzella e sono una madre da 34 anni. Io e mio marito viviamo in campagna, nella Western New York, dove abbiamo costruito la nostra casa su un vigneto e abbiamo cresciuto tre magnifici figli. Adesso abbiamo anche dei bellissimi nipoti, generi e nuore. Siamo fieri di definirci la famiglia modello Americana.



Sono anche stata la madre di un soldato, per sei anni. Nostro figlio, Darren, ha servito per due volte nel Medio Oriente per l'operazione Iraqi Freedom come soldato dell'esercito degli Stati Uniti. E' stato promosso sergente, è stato leader della squadra medica, e ha condotto più di 100 guardie da 12 ore di pattuglie per le strade di Baghdad, curando ferite, fuggendo ad attentati di cecchini e a bombe lanciate per la strada.



A Darren è stato consegnato il riconoscimento di Medico sul Campo, onorificenza datagli per aver curato decine di soldati sotto il fuoco nemico. Ha salvato loro la vita, mettendo la sua a rischio, in situazioni precarie e pericolose; curando ferite da arma da fuoco, da esplosione, e molto altro. E' stato "
lì fuori" e la nostra famiglia sapeva che era in costante pericolo.



Chiunque conosca il nostro sistema militare, sa quali tremendi sacrifici richiede il servizio, non solo per quelli che lo prestano ma anche per i loro cari. La nostra famiglia è sempre stata preoccupa per l'incolumità di Darren, così come tutte le famiglie sono preoccupate per i loro figli e le loro figlie in uniforme. Ma noi siamo stati preoccupati anche perchè Darren, durante il suo secondo turno, era apertamente gay. Sapevamo che chiunque si trovava in una zona di guerra era in pericolo costante, ma ci siamo anche resi conto che a causa del "Don't Ask, Don't Tell" Darren era vulnerabile in modo particolare. Poteva essere licenziato, cacciato via dall'esercito, o dover fronteggiare abusi e molestie. Lo stress era incredibile.



Il "Don't Ask, Don't Tell" non ha ripercussioni solo sulle lesbiche e i gay dell'esercito, ma trasforma la vita delle loro famiglie e dei loro cari in un incubo. Non possiamo raggiungerli se hanno bisogno del nostro supporto morale perchè sono a migliaia di chilometri di distanza. E' uno stress incredibile per tutta la famiglia, vivere costantemente con la paura che anche un minimo passo falso potrebbe inavvertitamente rivelare a tutti la loro identità sessuale, perfino nelle lettere che gli inviamo da casa. Le "famiglie modello Americane" i cui figli gay e figlie lesbiche prestano servizio nell'esercito, vivono tutti i giorni sotto stress.


Come genitori, questa legge ci offende profondamente. Ci dice che i nostri figli gay e le nostre figlie lesbiche che portano l'uniforme e che mettono a rischio la loro vita tutti i giorni, salvando delle altre vite, non vanno abbastanza bene per servire la loro patria. La legge discrimina non solo loro, ma anche tutti i membri delle loro famiglie, forzandoli a vivere nella paura e nell'angoscia. I nostri figli dovrebbero essere giudicati in base al loro operato, alla loro fedeltà al paese e al loro coraggio e non in base al loro orientamento sessuale.



Dobbiamo supportare tutte le famgilie Americane, gay o etero che siano.



Nostro figlio è stato licenziato a causa del "Don't Ask, Don't Tell" e sono sicura che un giorno, se questa legge verrà finalmente abrogata, lui potrà di nuovo il suo paese. Questo licenziamento, non solo ha distrutto la sua carriera militare, ma lo ha messo in condizioni di dubitare del suo valore. Sotto questa legge, sembra non contare nulla quanto sia bravo e competente nel tuo lavoro; quante vite tu abbia salvato, o quanto tu sia patriottico e dedito alla causa. Se sei gay o lesbica, in qualche modo questa legge ti dice che ti manca qualcosa.


Hanno diritto ad essere "Tutto quello che possono essere".


Vi prego quindi di sostenere l'abrogazione di questa legge ingiusta. I valori che diamo ai nostri figli, e i valori che l'esercito ha dato a Darren, sono davvero i valori a cui dobbiamo aspirare. Ma fino a che ci sarà questa legge, questi valori saranno minati dalla scorrettezza, dall'ingiustizia, dalla discriminazione e dal pregiudizio. Mi rendo conto che il nostro Paese si trova nel mezzo di un cambiamento storico e deve prendere molte decisioni cruciali. Capisco anche che l'Amministrazione ha molto a cui pensare in questo momento. Anche io sono americana, e come tutti sono preoccupata per il mio pese. Ma, l'abrogazione del "Don't Ask, Don't Tell" non deve essere rimandata.

Con stima,
Nancy S. Manzella

 

fonte: towleroad

 
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Sabato 31 Luglio 2010 15:40

Politropia ha finalmente una

NUOVA SEDE

tutta sua

in via Mure s.Giuseppe a Rovigo!

Dove siamo? Ecco come raggiungerci dalla Stazione FS

 

Vi aspettiamo per la nuova riapertura a Settembre!

 

Disponibile Tesseramento ArciGay immediato

per Nuovi iscritti, Rinnovi, Tessere Smarrite o Usurate.

 

 

 

 
Nasce in Italia l’Associazione del Turismo Gay & Lesbian PDF Stampa E-mail
Scritto da adriano   
Martedì 27 Luglio 2010 06:40

Nasce in Italia l’Associazione del Turismo Gay & Lesbian
E’ nata finalmente l’Associazione Italiana del Turismo Gay & Lesbian per dare voce dinnanzi ai media e alle istituzioni ad un settore, oggi in forte ascesa, rappresentando tutta l’industria turistica, dalle Agenzie di Viaggio agli Enti del Turismo che rivolgono la loro attività al viaggiatore GLBT.
Aderente alla IGLTA (Associazione Internazionale del Turismo Gay & Lesbian), l’Associazione avrà tra i suoi obbiettivi primari quello di promuovere il Turismo GLBT in Italia e patrocinare progetti formativi, rivolti ad operatori del settore e alle istituzioni, riguardanti il Turismo GLBT al fine di rendere l’Italia un paese turistico “gay friendly” alla stregua delle principali capitali europee e del mondo.
Per le aziende associate sarà l’opportunità di entrare in contatto con altre realtà imprenditoriali per scambiarsi idee, progetti ed eventualmente istaurare sinergie e collaborazioni.
L’Associazione si propone, inoltre, di istituire un osservatorio di dati statistici sul Turismo GLBT che possa essere d’aiuto alle aziende che operano in tale settore permettendo loro di comprendere meglio le abitudini e le esigenze del viaggiatore omosessuale.
Infine l’Associazione istituirà uno sportello dedicato al Viaggiatore GLBT dove questo potrà avere informazioni sulle principali destinazioni gay friendly o segnalare eventuali discriminazioni avute nell’usufruire di un servizio turistico.
Ma per i viaggiatori le agevolazioni non terminano qui. Infatti le aziende associate si impegneranno a mettere a disposizione dei viaggiatori associati, vantaggi o sconti per confermare il loro impegno nel promuovere il Turismo Gay & Lesbian.

 
NON SI AFFITTA AGLI OMOSESSUALI PDF Stampa E-mail
Valutazione attuale: / 1
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Scritto da LEONIS   
Domenica 11 Luglio 2010 13:35

 L'INCHIESTA

Odissea per cercare una casa "Non si affitta agli omosessuali"

Le discriminazioni negli annunci: 30 rifiuti su 50 richieste.Una proprietaria di Como: "Non posso darle la stanza, lei non rientra nei parametri". Ma nascono anche i portali "gay friendly": ognuno può indicare il suo orientamento

di MARCO PASQUA

 

ROMA - "No gay. No animali". L'annuncio non lascia spazio a dubbi: pr condividere l'appartamento si escludono tassativamente le persone omosessuali. Trovare una casa in affitto può essere difficile. Per un gay lo è ancora di più, come dimostrano le email spedite in risposta ad alcuni annunci pubblicitari. E una serie di telefonate effettuate da Como a Catanzaro. "Non rientra nei parametri", "l'idea non mi alletta", "non ho mai avuto esperienze del genere" e così via. Il campionario dei rifiuti omofobi è vasto, e viene spesso articolato con imbarazzo, oppure con una più sfacciata fierezza. Una richiesta di spiegazione, generalmente, termina con un "non me la sento".

 

Negli annunci pubblicati sul web, sui portali che, generalmente, vengono utilizzati dagli studenti per cercare camere o posti letto, può quindi capitare di imbattersi nella postilla "no gay". Sul sito Kijiji, ad esempio, l'affitto per un posto letto nella zona di Rogoredo esclude rigorosamente alcune categorie di persone: "No fumatori, no chi russa, no gay e solo per persona seria in grado di pagare l'affitto". Stesso tenore un annuncio per una camera singola, in via Amendola, a Bologna. Nell'appartamento vivono altri due lavoratori. La filosofia della casa è così sintetizzata: "No gay. No party. No fumatori". Anche a Lissone si affitta una stanza, in un appartamento di tre vani, solo a "persone referenziate", e si puntualizza: "uomini etero, no gay".

Anche chi è in cerca coinquilini, tiene spesso a precisare l'orientamento sessuale desiderato. È il caso di un giovane in cerca di una stanza, a Milano, da settembre: "Sono ragazzo studente, serio, ordinato. No gay, casinisti e chi fa uso di droghe e alcol". Una email per chiedere chiarimenti si è rivelata vana e non ha portato a nessuna risposta. Su circa 50 email inviate per altrettanti annunci per l'affitto di appartamenti e camere, e in cui si dichiara esplicitamente l'orientamento sessuale, hanno risposto positivamente in venti. Si tratta in prevalenza di agenzie immobiliari.

 

Più sfaccettati i comportamenti dei proprietari o degli altri inquilini, quando il contatto avviene via telefono. Il "no" può arrivare dopo qualche momento di imbarazzo, oppure si cerca di prendere tempo, rinviando la decisione. A Napoli, per una camera al Vomero, dopo un primo contatto, in cui la proprietaria chiede qualche giorno di tempo per parlare con l'inquilino che già vive nella casa, il rifiuto è netto: "Gli ho parlato, ma mi ha detto che non era molto favorevole. Non se la sente". Eppure la stanza è singola. Netto anche un ragazzo studente di Catania. In questo caso si tratta di condividere una camera doppia. Prima tentenna, ma poi si decide: "Per me sinceramente è un problema, perché non ho mai avuto un'esperienza tale nella mia vita. La cosa non mi alletta tanto". Inutile spiegargli che il condividere un appartamento, non significa necessariamente dormire nello stesso letto.

Da Catanzaro, invece, per una casa di tre stanze, ancora tutte da locare, il rifiuto è così motivato: "Lasciamo perdere. Non so se riusciamo a trovare altri". Il timore del locatore, è che altri inquilini potrebbero eventualmente non "essere d'accordo". E se gli si fa notare che le stanze sono singole, lui replica convinto: "Ma il bagno e la cucina sono unici". Da Como, poi, una donna risponde che un inquilino gay viene scartato perché non può essere definito "nei parametri". Inizialmente dice che la "stanza è da dividere con un altro ragazzo", anche se l'annuncio parla chiaramente di una singola. "Comunque se lei è un omosessuale, non possiamo accontentarla. C'è un'altra persona, anche per il rispetto nei suoi confronti". Ma non potete chiedergli un parere? "No, so già che non sta nei parametri".

A Roma, anche qui per una stanza, nella zona della Prenestina, dopo una iniziale esitazione il proprietario preferisce "lasciar perdere", perché "nell'altra stanza c'è un ragazzo e non so se la cosa può creare problemi". Ci sono anche casi di persone che cercano di rinviare il rifiuto, utilizzando il classico "mi lasci il numero e le farò sapere". Da Milano rispondono: "Va bene, a patto che non inviti altri amici". Una signora, a Roma, di fronte alla richiesta di prendere in affitto un appartamento, per due persone, ha dapprima esitato, e poi  -  saputo che solo uno dei due aveva la busta paga  -  ha preferito declinare l'offerta. Una proprietaria romana ha associato l'omosessualità del richiedente al sovraffollamento: "Vorrei sapere chi viene, perché non vorrei trovarmi la casa occupata da troppe persone".

 

Naturalmente ci sono state anche risposte positive, di chi ha dichiarato tranquillamente che non aveva alcun problema ad affittare ad una persona omosessuale. Quasi sempre, è avvenuto nel caso della locazione di un appartamento. Più difficile quando si tratta di una stanza o di un posto letto, anche quando si tratta di ambienti occupati da universitari. Anche per evitare contrattempi, sempre più persone tendono a specificare il loro orientamento sessuale negli annunci, oppure richiedendo un alloggio "gay-friendly". Il portale Easy Stanza, dedicato alla ricerca di camere e posti letto, permette già ad ogni utente di indicare il proprio orientamento, e anche quello del coinquilino "ideale" che si sta cercando. 

 

(04 luglio 2010)

© Riproduzione riservata

 
pride PDF Stampa E-mail
Scritto da adriano   
Lunedì 28 Giugno 2010 20:44

 

Napoli Pride 2010 - Sky TG24 - 26.06.2010

incluso intervento del vostro presidente!

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 01 Luglio 2010 21:23
 
Lettera di Gabriele Frigato PDF Stampa E-mail
Scritto da ROMANELLI   
Domenica 20 Giugno 2010 23:40

FAX TRASMESSO 15-GIUGNO-2010 16:55

 

Alla cortese attenzione

Claudio Malfitano

Presidente A.R.C.I. GAY

PADOVA

 

Caro Claudio,

 intendo, tramite tuo, far giungere ad Enrico e Matteo, i due ragazzi padovani aggrediti nel centro cittadino nella serata di mercoledì 9 u.s.,la mia convinta condanna per un atto di violenza inqualificabile, che ha solamente i caratteri della brutalità e del razzismo.

 Voglio esprimere anche la mia solidarietà e la mia partecipazione al dolore fisico ed alla sofferenza interiore di Enrico e Matteo, colpevoli solamente di un abbraccio, di camminare mano nella mano, di un affetto manifestato, semplicemente perché gli affetti si esprimono, non si nascondono.

 Come altri hanno detto in questi giorni,penso anch’io che il parlamento debba adoperarsi velocemente per una legge seria contro l’omofobia, la cui approvazione non può essere più rinviata, ed anche il partito democratico deve superare tatticismi ed opacità, perché difronte alla intolleranza ed alla violenza occorrono parole chiare e gesti decisi, senza se e senza ma.

 Aggiungo che dobbiamo sentirci tutti impegnati, dai partiti ai corpi sociali intermedi, dalle istituzioni scolastiche agli enti locali, dalle comunità religiose al mondo dell’informazione, a riconoscere ed a promuovere il valore della persona, cosi’ come sancito dall’art.3 della nostra carta costituzionale.

 Ti saluto e ti ringrazio molto anche per quello che fai, e fate come associazione, nella difesa dei diritti di tutti e di ognuno.

 

Rovigo, 15 giugno

                                                                                     Gabriele Frigato

 

--------------------------------

 

 

Gabriele Frigato

Segretario Provinciale

Partito Democratico

Rovigo

Ultimo aggiornamento Giovedì 01 Luglio 2010 21:22
 
Passeggiata mano nella mano PDF Stampa E-mail
Scritto da ROMANELLI   
Domenica 20 Giugno 2010 12:35

Appello di Enrico e Matteo per la manifestazione del 16 giugno.

Passeggiata mano nella mano per le vie del centro.
Appuntamento alle 19
davanti palazzo Moroni.

 

Padova chiama, vive e non si piega.
Una città chiama a raccolta le sue migliori energie per dimostrare solidarietà a tutti coloro che la cecità fascista colpisce, prendendo spunto da quello che recentemente ha dovuto vedere, estendendo l'indignazione a ogni caso anologo.

E chiama anche a una mobilitazione permanente e serena, fino a che il Veneto e l'Italia non sapranno far seguire a uno sdegno - che si spera condiviso - il minimo coraggio di un gesto politico e legislativo. Perché questa città vive e vuole vivere la sua realtà aperta a tutte le differenze, senza la diffidenza verso chi ama, parla o crede in modo diverso dalla maggioranza dei suoi cittadini.

E un microcosmo questa nostra città - un laboratorio - in cui anche la maggioranza non accetta di piegarsi allo stereotipo offensivo di un Veneto chiuso, ignorante e reazionario. Ed è per questo che noi -Enrico e Matteo - non ci piegheremo mai all'intimidazione di chi ci vorrebbe ancora più discreti o ci vorrebbe tanto fragili da nasconderci; tanto barbari da reagire con la violenza o tanto superficiali da generalizzare la condanna dal nostro aggressore fino alla nostra terra e ai nostri tempi, che sono sì sfortunati, ma anche capaci di resistere ed essere accoglienti e solidali.

Così noi ieri abbiamo denunciato, oggi manifestiamo e domani ci abbracceremo ancora.

Perché sappiamo che non esiste peggiore sconfitta di barattare la propria dignità, il proprio amore e il proprio orgoglio con una "sicurezza" fatta di vergogna e di ipocrisia.

Salutiamo allora tutti coloro che con la loro professionalità e solidarietà hanno voluto esserci vicini; nella speranza che alle parole seguano i fatti e che questo sdegno si faccia abbraccio, appello, legge e infine vittoria.

Sempre con voi
- Enrico e Matteo -

Ultimo aggiornamento Giovedì 01 Luglio 2010 21:30
 
Padova, pestati perché merde e froci PDF Stampa E-mail
Scritto da stefagulm   
Sabato 12 Giugno 2010 22:50

Padova, pestati perché merde e froci 

Questo, per noi di Politropia, non è un caso come gli altri: Padova è ad un passo da qui, da dove operiamo, da dove viviamo. È la città dove abbiamo passato molte serate. È la città dalla quale abbiamo preso ispirazione ed è un modello al quale aspiriamo. La notizia di quest'aggressione ci fa più male delle altre.

 

Il seguente articolo è tratto da il mattino di Padova, l'autore è Enrico Ferro (http://mattinopadova.gelocal.it/dettaglio/di-notte-a-padova-pestati-davanti-al-bar-perche-gay-e-dai-vestiti-sembravano-comunisti/2082706).

PADOVA. «Oltre che merde siete anche froci». 'Merde' sta per comunisti, per via dell’abbigliamento. 'Froci' sta per gay, visto che Enrico e Matteo stavano passeggiando abbracciati.

Matteo D., 27 anni e Enrico B., 31 anni, entrambi padovani, quasi stentano a credere alla situazione in cui si sono trovati nella loro città. E a due giorni di distanza il pensiero di ciò che è successo fa più male degli ematomi. Dopo essere stati in pronto soccorso (8 giorni di prognosi a testa) i due sono corsi a denunciare l’episodio negli uffici della Digos.

IL RACCONTO. «Stavamo passeggiando lungo via Matteotti per raggiungere via Giotto - raccontano - erano circa le 3 di notte. Siamo passati davanti al locale P.Bar e abbiamo visto che c’erano alcune persone sedute ai tavolini. Camminavamo abbracciati, quando abbiamo sentito ripetere per ben tre volte a voce alta la frase: “Oltre che merde siete anche froci”. A quel punto ci siamo fermati e abbiamo chiesto a quelle persone se ce l’a vevano con noi». Così è scoppiato il finimondo. «Uno di loro si è alzato e ci ha raggiunto - ricorda Matteo - dopo averci spiegato che ci considerava comunisti per il modo in cui eravamo vestiti, mi ha sferrato un pugno al viso e mi ha rotto la lente degli occhiali da vista». «Ha colpito anche me - racconta Enrico - infatti ho un dente che “dondola”. Poi mi ha colpito anche un calcio. A quel punto sono corsi lì vicino anche i suoi amici e hanno iniziato dirci di andare via, perché se restavamo lì era peggio per noi. A fatica siamo riusciti a sottrarci da quella furia, e a raggiungere finalmente via Giotto, dove ci siamo fermati a telefonare alla polizia. Purtroppo quando è arrivata la volante, al P.Bar non c’era più nessuno».

LA DENUNCIA. I due ragazzi giovedì mattina sono corsi in ospedale a farsi medicare. Gli occhiali da vista mandati in frantumi hanno causato una ferita all’occhio destro di Matteo. Ieri mattina invece hanno dovuto raccontare tutto ciò che è accaduto negli uffici della Digos. «L’aggressore aveva tra i 25 e i 27 anni, capelli corti, italianissimo. Abbiamo avuto l’impressione che fosse un ragazzo aderente ai gruppi di destra. In questura ci hanno fatto vedere alcune fotografie. Ora speriamo che le telecamere della zona abbiamo ripreso la scena e che in qualche modo si possa risalire alla sua identità».

ATTONITI. «Siamo gay e giriamo assieme ormai da tempo, ma una cosa del genere non ci è mai successa. Padova è una città aperta, quel che è successo è molto strano. È una anomalia. Di certo non ci faremo spaventare e continueremo a passeggiare abbracciati, ancora più di prima. Non abbiamo paura»

 

Di seguito l'intervento del Ministro Crafagna, che ci fa ben SPERARE (http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2010/06_giugno/12/gay_carfagna_massimo_impegno_contro_l_omofobia,24738703.html):

"Massimo impegno delle forze dell'ordine per scovare il responsabile di questo intollerabile atto di omofobia, severità da parte della magistratura, che non può ammettere scusanti: questa è la risposta che le istituzioni devono dare alla nuova aggressione che vede vittima due giovani omosessuali". Così il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, commenta l'aggressione avvenuta a Padova ai danni di una coppia di omosessuali.

"Penso, non da oggi, che la solidarietà di queste ore si debba tradurre, al più presto, nel sostegno unanime del Parlamento ad una legge che contrasti gli episodi di violenza causati da forme di discriminazione - aggiunge Carfagna -. L'omofobia non ha colore, nè è confinata soltanto ad alcune zone del Paese e può essere sconfitta soltanto con l'impegno di tutti".

 

Ultimo aggiornamento Sabato 12 Giugno 2010 22:55
 
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