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Acciughe e uova sull'auto del presidente di Arcigay PDF Stampa E-mail

Rovigo. Acciughe e uova sull'auto del presidente di Arcigay

  

 

In viale Trieste presa di mira l'auto del Presidente di Politropia Arcigay di Rovigo, l'area é videosorvegliata. "Faremo richiesta per le immagini".

Io adoro le acciughe, ma come alimento non come decoro automobilistico. E' stato senza dubbio un'azione di disprezzo indirizzata al mondo omosessuale e sono convinto che il gesto sia opera di un disperato che dovrebbe istruirsi su questo tema invece di limitarsi a delle provocazioni inutili ed immature. Avere un opinione ed evitare di conoscere l'argomento é segno d'ignoranza.

Era quasi l'una di notte e dopo una serata passata con i soci a parlare dì gusto e tisane presso il nostro circolo appena inaugurato, io ed il mio ragazzo abbiamo chiuso la sede e ci siamo diretti verso l'auto per rientrare a cara. La sorpresa ci ha lasciato un attimo a bocca aperta perché non si capiva quello che era successo. Il parabrezza della mia auto era grondante dì olio e gusci d'uovo mentre sulla cappotta sembrava presente un uccello morto appena nato invece poi abbiamo realizzato che si trattava dì acciughe e dì uova dì gallina. Abbiamo capito poi del gesto idiota mirato!

Stiamo valutando se sporgere denuncia contro ignoti oppure se, grazie alle immagini della videosorveglianza, si possa risalire all'autore del gesto! In tutta franchezza preferirei che il responsabile si faccia vivo per spiegarci quale stimolo abbia fatto scaturire questa azione, ed eventualmente invitarlo ad un dibattito costruttivo. 


Voglio ricordare perciò la nostra mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. disponibile a tutti coloro che abbiamo necessita dì avere informazioni.

 

Adriano Romanelli

Presidente Politropia Arcigay dì Rovigo

 

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Comunicato stampa Arcigay.  - Solidarietà al presidente di Arcigay Rovigo 


Esprimo la mia solidarietà, quella della segreteria e dell’associazione tutta per l’atto di disprezzo di cui è stato oggetto il presidente di Arcigay Rovigo Adriano Romanelli e mi auguro vivamente che alla nostra solidarietà si aggiunga quella di  esponenti politici, associazioni e società civile della città. Il segnale che il presidente di Arcigay Rovigo ha ricevuto, e cioè uova e acciughe sull’auto, pur nel suo tono di sberleffo, non è da sottovalutare perché rappresenta una risposta omofoba ed intimidatoria al rinnovato e vivace attivismo che sta vivendo la città veneta con l’inaugurazione di una nuova sede di Arcigay Politropia solo la settimana scorsa. Sappiamo che volontari di Arcigay Rovigo non si faranno intimidire e continueranno nella loro preziosa opera di sensibilizzazione ai diritti-doveri per gay, lesbiche e transessuali e di contrasto all’omofobia, alla violenza e alla discriminazione antigay.

Paolo Patanè,
presidente nazionale Arcigay

(nella fotografia Adriano Romanelli, presidente di Arcigay Rovigo e Paolo Patanè presidente nazionale di Arcigay)

 

 Dal sito di Graziano Azzalin.  - Consigliere regionale Veneto (in foto) 


“Spero vivamente che si sia trattato solo di uno scherzo di pessimo gusto che nulla abbia a che vedere con il ruolo che Adriano Romanelli ricopre come presidente di Politropia Arcigay di Rovigo”. Queste le parole del consigliere regionale del Pd Graziano Azzalin nel commentare l’atto vandalico che ha avuto come oggetto l’auto di Romanelli la notte scorsa.

“Anche se si trattasse di uno scherzo – aggiunge Azzalin – non andrebbe comunque accettato e non si può restare in silenzio. Purtroppo, nonostante Rovigo possa essere considerata una realtà attenta e sensibile, temo che si possa anche trattare di qualcosa di più di una semplice bravata adolescenziale. I fatti di Belgrado dimostrano che in tutta Europa si assiste a recrudescenze di tipo omofobico che non vanno assolutamente minimizzate. Sono fatti inaccettabili e sono convinto che la risposta della città nel testimoniare la propria solidarietà e la propria vicinanza ad Adriano sarà pronta e forte”.

 

 

 

 

 

 

 Giovanna Bruna Pineda.  - Assessora alle pari opportunità del Comune di Rovigo  (in foto)


Tutta la mia solidarietà al Presidente di Politropia Adriano Romanelli...forse non è un caso che tale atto vandalico sia accaduto a pochi giorni dell'inaugurazione della sede provinciale dell'associazione. Se l'autore di tale gesto pensa di fermare chi lotta per i diritti civili, bisogna avvisarlo che sta sbagliando, e di molto. Anzi tale deplorevole e infantile gesto evidenzia come ci sia bisogno anche nella nostra città di luoghi dove ci si possa confrontare liberamente senza essere giudicati, dove si possano incontrare sguardi non inquisitori ma di amici, dove si possa trovare un aiuto per poter vivere in una società ancora schiava dei pregiudizi e dove conta sempre più l'apparire che l'essere. Un luogo senza barriere e stereotipi, proprio come quella che l'associazion con la sua instancabile attività sta cercando di costruire ormai da alcuni anni anche qui a Rovigo. Coraggio ragazze e ragazzi, le vostre battaglie sono anche le nostre, e non saranno due uova e un aggiuga a doverci fermare....Un abbraccio resistente, Bruna Giovanna Pineda, assessora per la Pari Opportunità del Comune di Rovigo

 

 

Durissima è anche la condanna dell'ex sindaco Paolo Avezzù, oggi consigliere d'opposizione sotto le insegne del Pdl:

«E' un gesto inqualificabile che non ha la ben che minima giustificazione - attacca - la prima regola di una società democratica è quella di rispettare gli altri, in ogni caso. La nostra città non ha spazio o comprensione per chi contravviene a questo fondamento di civiltà».

 

Non meno determinata è la presa di posizione della presidente della Provincia, Tiziana Virgiliche non ha mai nascosto la propria stima per Romanelli. «Invito Adriano a non farsi intimidire da questi gesti - dice - ma, anzi, continui a battersi nelle sue battaglie e a girare a testa alta. In passato ho subito anche io un paio di atti vandalici ai danni della mia automobile, maquesto non mi ha certamente fiaccato il mio impegno e la mia passione civile».

 

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 15 Ottobre 2010 17:14
 
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Scritto da Andrea Administrator   
Mercoledì 13 Ottobre 2010 07:53

 Omofobia: picchiato gay 17enne a Bari

Lunedì, 11 Ottobre 2010. 

L’ennesimo episodio di omofobia è avvenuto nelle scorse settimane nel nostro Paese, che è davvero poco sicuro per le persone omosessuali. L’aggressione è avvenuta in provincia di Bari, a Casamassima, dove un ragazzino di soli diciassette anni è stato vittima di un pestaggio da parte di alcuni ragazzi ventenni. La vittimadel pestaggio era semplicemente seduta su una panchina insieme ad un amico, quando una macchina con all’interno due ragazzi si avvicina a loro ed inizia a deridere ed insultare il giovane omosessuale. Quest’ultimo non è stato in silenzio, ed ha deciso di reagire agli insulti rispondendo per le rime. “Vedi, che su quella strada si fanno molti incidenti”, ha gridato il giovane ragazzo mentre l’auto andava via.


http://www.barilive.it/News/news.aspx?idnews=18532

 

 

Gay picchiato, Arcigay: «Nessuna seria politica di contrasto all'omofobia»

«Il Sindaco di Bari promette e dimentica lo promesso sportello antidiscriminazione».

di La Redazione

 

Un ragazzo di 17 anni è stato pestato a sangue in piazza perché omosessuale. È accaduto lo scorso 29 settembre a Casamassima. L'episodio offre l'occasione all'Arcigay di Bari di esprimere la propria preoccupazione sulla mancanza di norme e attività di contrasto a fenomeni di omofobia. Di seguito il comunicato dell'associazione.

Il Presidente del Comitato Provinciale Arcigay di Bari, Francesco Camasta, interviene sul pestaggio avvenuto a Casamassima del ragazzo omosessuale e comunica: 

Quante altre violenza fisiche e psicologiche dovranno pesare sulla dignità delle persone gay e transessuali, prima che l'omotransfobia venga riconosciuta ufficialmente come vero e proprio atto di razzismo? 

Quanto manca perché venga estesa l'efficacia della legge Mancino agli atti di violenza contro omo e transessuali? 

Il mondo politico dovrebbe preoccuparsi di salvaguardare tutte e tutti i cittadini. Anche quelli omosessuali e transessuali. 

L'italia invece è uno degli ultimi paesi nell'UE a non avere ancora nessuna legge contro l'omotranfobia. 

Del pari il Sindaco Emiliano dovrebbe mantenere le promesse fatte lo scorso 18 Maggio (in occasione della Giornata Mondiale Contro l'Omotransfobia) e aprire uno sportello anti-discriminazione, organizzare corsi di educazione alle differenze ai dipendenti comunali e nella scuole. 

Continueremo a offrire tutela giuridica e aiuto psicologico a tutte le vittime di omotransfobia che si rivolgeranno a noi, ma il rispetto non può basarsi solo sul volontariato, mentre politica e istituzioni girano la faccia dall'altra parte.

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 14 Ottobre 2010 14:18
 
Inaugurazione PDF Stampa E-mail
Scritto da Andrea Administrator   
Martedì 05 Ottobre 2010 09:21

 FONTE: www.arcigay.it

Arcigay Rovigo: soddisfazione per l'inaugurazione della sede

  

Sabato 2 ottobre si è inaugurata la sede di Politropia Arcigay di Rovigo.

La sede ufficiale polesana di riferimento provinciale per omosessuali di tutte le eta! Sarà un centro culturale di aggregazione, di affermazione, di ascolto e di accoglienza per tutti.

Politropia é già un bel gruppo di amici pronto ad allargarsi senza limiti, che condivide momenti di discussione e dibattiti molto accesi, temi sociali di interesse generale ma sopratutto temi che riguardano l'omosessualita!

In un paese come il nostro, dove l'omosessualità non é mai stata riconosciuta come una reale realtà forte e ben inserita nel tessuto sociale con un vero riconoscimento di quello che sono gli affetti e l'amore, noi rimarchiamo e ci batteremo perchè tutto questo sia riconosciuto.

Ci sono migliaia di testimonianze di omosessuali che hanno lasciato il segno e che spaziano in tutti i campi ed é proprio la storia che testimonia con rappresentazioni artistiche e con il contributo di molte personalità importanti che hanno segnato un progresso della società.
E' sospetta ma quasi certa l'omosessualità di Settembrini, uno dei personaggi della storia italiana che contribui alla fondazione dell'unità d'Italia, tra l'altro in occasione dei 150 anni dell'unità d'Italia abbiamo nel cassetto un progetto da realizzare!

Il centro, punto di riferimento sarà un luogo disponibile ed amichevole per tutti. Siamo pronti a battersi per tutti i tipi di discriminazione e non solo da quella omofobica.

Ringrazio personalmente tutta l’istituzione presente all’inaugurazione, della provincia con il messaggio della presidente della provincia Tiziana Virgili e con la presenza del vice presidenteGuglielmo Brusco, del comune grazie alla presenza dell'assessore Giovanna Pineda e del consigliere comunale Giulio Zanforlin e pdella presidente della commisione pari opportunitàPatrizia Bergamaschi e dell'ex parlamentare Gabriele Frigato segretari in carica del partito democratico. Un segnale importante per la nostra associazione!

Il Presidente

Adriano Romanelli

Associazione Politropia A.R.C.I.Gay Rovigo
Via Mure San Giuseppe, 12

Ultimo aggiornamento Martedì 05 Ottobre 2010 10:05
 
Bacio Gay PDF Stampa E-mail
Scritto da Andrea Administrator   
Mercoledì 22 Settembre 2010 15:26

Darren O'Dea e Chris Killen: la burla del bacio gay.

sport.jpg

Beccati da una telecamera di sorveglianza, i due calciatori del Celtic si sono scambiati un bacio. Per puro scherzo, ci tengono a dire. Ma quale bisogno c'è di smentire così repentinamente?

 

Cantami "O'Dea" la solita storia, quella del calciatore che ama un altro calciatore, ma che fa finta di nulla. La storia del bacio incriminante, che mette con le spalle al muro, ma che subitamente viene smentito per paura di un mitico decadimento del machismo da spogliatoio. Cantami "O'Dea" di Darren (O'Dea) e Chris (Killen), compagni di squadra (il Celtic), compagni di docce, compagni di... burle.

 

Perciò, cosa volete che sia un filmato della telecamera di sorveglianza di un casinò di Glasgow, sfocato ma inequivocabile, che mostra i due calciatori prima parlottare tra loro, guardarsi fissi negli occhi e poi unire teneramente le proprie labbra? "I due sono famosi per i loro scherzi, è stata una serata un po’ troppo alcolica, loro stavano scherzando e si sono lasciati andare un po’ troppo, tutto qui", ovviamente. 

 

Bacio-vero-bacio-scherzo-bacio-da-sbronza. Chi e ne importa, ma la celerità di smentita lascia ancora una volta con l'amaro in bocca. Farsi una risata, invece, quella che dovrebbe suscitare la stessa goliardata, non sarebbe poi così sconveniente

 
AMERICA PDF Stampa E-mail
Scritto da adriano   
Mercoledì 22 Settembre 2010 06:38

NO AI GAY NELLE FORZE ARMATE. IL SENATO BLOCCA LA PROPOSTA
I senatori repubblicani si sono pronunciati in modo compatto ma i democraci potranno ripresentare la legge alla fine dell'anno. "Delusa" la Casa Bianca. Il portavoce di Obama: "Continueremo a provarci
mercoledì 22 settembre 2010 , di Repubblica.it

 

WASHINGTON - Per quattro voti non è passata al Senato americano la proposta di abrogare la norma 'don't ask don't tell' che vieta agli omosessuali dichiarati di prestare servizio nelle forze armate.

Per vincere l'ostruzionismo dei repubblicani i democratici avevano bisogno di 60 sì. Ne hanno ottenuti solo 56, mentre i no sono stati 43. I democraci potranno comunque ripresentare la legge alla fine dell'anno. Con il voto espresso, i senatori repubblicani - adottando il cosiddetto 'filibustering' (che prevede una maggioranza qualificata di 60 voti) - hanno infatti solo bloccato la proposta democratica di aprire un dibattito sulla legge.

La proposta di abrogare la legge non decade quindi, ma il suo esame è stato rimandato a tempo indeterminato. I repubblicani hanno votato in modo compatto. Si sono espresse contro la legge anche le due senatrici repubblicane del Maine, Susan Collins e Olympia Snowe, che fino alla vigilia si erano dette "indecise". Attualmente i gay e le lesbiche possono servire l'esercito a patto di nascondere il loro orientamento sessuale. La nuova legge invece permetterebbe loro di arruolarsi anche quando dichiarati.

La 'don't ask don't tell' (non chiedere, non dire) è una legge vecchia di 17 anni. La introdusse nel 1993 Bill Clinton, nel tentativo di raggiungere un compromesso con l'allora esplicito divieto nei confronti dei gay ad entrare nelle forze armate. Testualmente, la legge americana proibisce a chiunque "metta in mostra la propensione o l'intenzione di manifestare atti omosessuali" di prestare servizio nelle forze armate Usa, perché "la circostanza creerebbe un rischio inaccettabile per gli alti standard di moralità, ordine e disciplina, e coesione che sono l'essenza dalla capacità militare".

Ma - sulla base appunto della legge - è stato possibile negli ultimi 17 anni seguire questa prassi: l'esercito non chiede alla recluta il suo orientamento sessuale, la recluta non lo esplicita. Un atteggiamento ritenuto non solo ipocrita, ma incostituzionale: il 9 settembre scorso, infatti, la giudice della California Virginia Phillips ha stabilito che la Dadt "viola manifestamente i diritti costituzionali".

Sotto l'amministrazione Obama sono diventate sempre più numerose ed insistenti le voci a favore dell'abrogazione. Lo stesso ministro della Difesa, Robert Gates, e il capo degli Stati Maggiori, Mike Mullen, un paio di mesi fa erano intervenuti per manifestare la loro "non contrarietà" alla revisione della Dadt. Ma all'interno dell'esercito permangono forti resistenze. Il 24 agosto scorso il generale dei Marines James Conway era uscito allo scoperto dicendosi "assolutamente contrario" aduna revisione della Dadt: "Vi posso garantire che la stragrande maggioranza dei marines preferisce non condividere la stessa camerata con una persona apertamente omosessuale" aveva detto.

Oggi anche il generale James Amos, futuro comandante dei marines, a poche ore dal voto aveva ribadito analoga contrarietà, sottolineando che l'eventuale abrogazione della legge costituirebbe in questo momento una "distrazione" per i soldati impegnati in Afghanistan. Con il suo voto, il Senato nei fatti gli ha dato ragione, anche se i democratici contano di tornare al voto entro la fine dell'anno.

Restano così delusi non solo i gruppi per i diritti civili, secondo i quali sono oltre 14mila i militari gay espulsi dalla forze armate, ma anche Lady Gaga 1. L'eccentrica cantante di origine italiana (si chiama Stefani Joanne Angelina Germanotta), famosa per i suoi costumi, alla vigilia del voto aveva indossato quelli di un politico, era andata a Portland, in Maine, e davanti a 5.000 persone aveva tenuto anzichè un concerto un comizio. "E' gioco uno dei valori fondanti dell'America, quello in cui tutti noi crediamo: la libertà" aveva detto.

Il messaggio era stato ripreso da tutte le tv nazionali ed era arrivato anche alle due senatrici repubblicane del Maine, Susan Collins e Olympia Snowe, che alla vigilia del voto avevano rotto il fronte repubblicano del 'no' dicendosi "indecise". Oggi anche loro hanno votato contro, come John McCain e tutti i senatori repubblicani e indipendenti.

"Delusa" la Casa Bianca: "siamo delusi di non poter far avanzare questo testo - ha commentato il portavoce, Robert Gibbs - ma continueremo a provarci". I democratici si sono detti convinti di arrivare all'abrogazione entro la fine dell'anno.

 

 
TESSERAMENTO PDF Stampa E-mail
Scritto da Andrea Administrator   
Venerdì 10 Settembre 2010 08:10

SERATA TESSERAMENTO


 
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Stasera in via del tutto eccezionale serata tesseramento.

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Ultimo aggiornamento Venerdì 10 Settembre 2010 10:42
 
ISRAELE: ARABO GAY RAPITO DA FAMIGLIA, POLIZIA LO LIBERA PDF Stampa E-mail
Scritto da adriano   
Venerdì 27 Agosto 2010 06:52

ISRAELE: ARABO GAY RAPITO DA FAMIGLIA, POLIZIA LO LIBERA
Il diciannovenne arabo israeliano è stato sequestrato dai suoi parenti in un quartiere di Tel Aviv e tenuto prigioniero per tre giorni israel.jpg

Un ragazzo arabo israeliano di 19 anni, sequestrato e recluso da alcuni familiari perché gay, è stato liberato oggi dalla polizia nel nord del Paese, dopo tre giorni di prigionia e vessazioni. Lo riferisce il sito «Ynet», citando fonti investigative.

L'episodio assume connotati definiti preoccupanti dalla stessa polizia poiché è avvenuto a Tel Aviv, dove il ragazzo - originario della cittadina a maggioranza araba di Tamra, in Galilea - si era rifugiato da qualche tempo per sfuggire all'atmosfera pesantemente tradizionalista del suo ambiente.

Ed è proprio in uno dei quartieri più «bohemien» di Tel Aviv (Florentin) che quattro parenti lo hanno scovato lunedì scorso, immobilizzato con un gas urticante e malmenato, prima di riportarlo a viva forza a Tamra.

A denunciare l'episodio è stato un amico, la cui segnalazione ha consentito alla polizia d'intervenire, individuare il luogo in cui il rapito era stato rinchiuso e liberarlo. I rapitori - che avevano già minacciato nel recente passato il ragazzo di essere pronti a metterlo sotto chiave fino a quando non avesse ricominciato a «comportarsi come una persona normale» - sono stati fermati e incriminati per sequestro di persona.

L'omosessualità è oggetto di diffusa riprovazione sociale e familiare nel mondo arabo-palestinese, come in generale nelle realtà a maggioranza islamica, in particolare nei villaggi e nelle località minori. Riprovazione che talora sfocia in violenza vera e propria. Nelle settimane scorse ha destato un certo scalpore perfino la nascita di una rivista culturale online promossa a Gerusalemme da due giovani scrittori palestinesi - uno musulmano, l'altro cristiano - che fra le molte sezioni ne dedica una aperta ai contributi (anonimi) di autori omosessuali contemporanei in lingua araba.
 

 
Gay/ La vita segreta dei cadetti all'accademia di West Point PDF Stampa E-mail
Scritto da adriano   
Giovedì 26 Agosto 2010 13:00

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Gay/ La vita segreta dei cadetti all'accademia di West Point

New York, 25 ago. (Apcom) - Ci sono cadetti omosessuali nella rigidissima West Point, accademia militare nello stato del New York nota per aver avuto tra i suoi alunni numerosi presidenti e generali. Stando al New York Times, parole in codice, incontri segreti e identità false sono strumenti necessari per gli allievi della prestigiosa scuola.

A portare alla luce la situazione degli omosessuali a West Point e a rinvigorire la polemica sulla politica del "don't ask, don't tell" adottata dall'esercito, sono state le dimissioni, a inizio mese, della cadetta Katherine Miller, che su un blog aveva rivelato anonimamente le sue tendenze lesbiche.

La controversa "don't ask, don't tell", introdotta nel 1993, limita la possibilità dell'esercito d'indagare sulla vita sessuale dei suoi soldati (don't ask) e consente ai gay di arruolarsi se non sbandierano le loro inclinazioni e si astengono da attività omosessuali (don't tell). Ciononostante, interviste ad altri tre cadetti gay che hanno preferito mantenere l'anonimato, oltre ad ulteriori conversazioni con Miller, hanno fornito una fotografia del circoscritto ma vivissimo mondo omosessuale di West Point. Per gli alunni gay dell'accademia è infatti essenziale tenere le loro propensioni sessuali segrete, se scoperti verrebbero espulsi. I tre intervistati hanno raccontato come gli alunni gay siano costretti a fingere fidanzamenti, effettuare telefonate personali lontane dal campus e ignorarsi reciprocamente.

A rendere le cose ancor più difficili è il codice d'onore dei cadetti che proibisce di "mentire, imbrogliare, rubare o tollerare quelli che lo fanno". Pertanto, prima di poter confessarsi bisogna valutare attentamente la persona che si ha di fronte.

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Tutti i tipi di romanticismo, e non solo quello omosessuale, sono osteggiati a West Point. Ma la negazione di libertà sociale, stando agli intervistati, ha soltanto aumentato il desiderio nei cadetti di stringere legami.

Alla richiesta di un commento sulla cultura gay a West Point, il tenente colonello Brian Tribus, direttore delle relazioni pubbliche all'accademia, ha dichiarato che "la scuola continuerà ad applicare la legge", ma ha voluto aggiungere che "i cadetti sono obbligati a seguire dei corsi di etica militare in cui è posta enfasi sul rispetto altrui."

 
Io, madre di un soldato gay PDF Stampa E-mail
Scritto da adriano   
Giovedì 26 Agosto 2010 06:53

 

IO, MADRE DI UN SOLDATO GAY

"Per l'America i nostri figli non sono abbastanza". Le "famiglie modello" vivono nel terrore che i soldati gay vengano uccisi dalla guerra e dall'odio. L'odio del "Don't Ask, Don't Tell".

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24 Agosto 2010

 

L'appello di una madre: perchè i nostri figli per l'America non sono abbastanza? Sono quelli che sul campo salvano vite. Sono quelli che si espongo al pericolo per gli ideali in cui credono e per la lealtà che nutrono nei confronti di un'America che, con il "Don't Ask, Don't Tell" li fa vivere in una doppia paura. Quella delle bombe e dei mortai, e quella della discriminazione. Nancy Manzella, madre di un soldato americano licenziato a causa del "Don't Ask, Don't Tell", Darren Manzella, scrive al ministero della difesa una lettera a cuore aperto, chiedendosi semplicemente perchè. Ve la riportiamo.

 



Mi chiamo Nancy Manzella e sono una madre da 34 anni. Io e mio marito viviamo in campagna, nella Western New York, dove abbiamo costruito la nostra casa su un vigneto e abbiamo cresciuto tre magnifici figli. Adesso abbiamo anche dei bellissimi nipoti, generi e nuore. Siamo fieri di definirci la famiglia modello Americana.



Sono anche stata la madre di un soldato, per sei anni. Nostro figlio, Darren, ha servito per due volte nel Medio Oriente per l'operazione Iraqi Freedom come soldato dell'esercito degli Stati Uniti. E' stato promosso sergente, è stato leader della squadra medica, e ha condotto più di 100 guardie da 12 ore di pattuglie per le strade di Baghdad, curando ferite, fuggendo ad attentati di cecchini e a bombe lanciate per la strada.



A Darren è stato consegnato il riconoscimento di Medico sul Campo, onorificenza datagli per aver curato decine di soldati sotto il fuoco nemico. Ha salvato loro la vita, mettendo la sua a rischio, in situazioni precarie e pericolose; curando ferite da arma da fuoco, da esplosione, e molto altro. E' stato "
lì fuori" e la nostra famiglia sapeva che era in costante pericolo.



Chiunque conosca il nostro sistema militare, sa quali tremendi sacrifici richiede il servizio, non solo per quelli che lo prestano ma anche per i loro cari. La nostra famiglia è sempre stata preoccupa per l'incolumità di Darren, così come tutte le famiglie sono preoccupate per i loro figli e le loro figlie in uniforme. Ma noi siamo stati preoccupati anche perchè Darren, durante il suo secondo turno, era apertamente gay. Sapevamo che chiunque si trovava in una zona di guerra era in pericolo costante, ma ci siamo anche resi conto che a causa del "Don't Ask, Don't Tell" Darren era vulnerabile in modo particolare. Poteva essere licenziato, cacciato via dall'esercito, o dover fronteggiare abusi e molestie. Lo stress era incredibile.



Il "Don't Ask, Don't Tell" non ha ripercussioni solo sulle lesbiche e i gay dell'esercito, ma trasforma la vita delle loro famiglie e dei loro cari in un incubo. Non possiamo raggiungerli se hanno bisogno del nostro supporto morale perchè sono a migliaia di chilometri di distanza. E' uno stress incredibile per tutta la famiglia, vivere costantemente con la paura che anche un minimo passo falso potrebbe inavvertitamente rivelare a tutti la loro identità sessuale, perfino nelle lettere che gli inviamo da casa. Le "famiglie modello Americane" i cui figli gay e figlie lesbiche prestano servizio nell'esercito, vivono tutti i giorni sotto stress.


Come genitori, questa legge ci offende profondamente. Ci dice che i nostri figli gay e le nostre figlie lesbiche che portano l'uniforme e che mettono a rischio la loro vita tutti i giorni, salvando delle altre vite, non vanno abbastanza bene per servire la loro patria. La legge discrimina non solo loro, ma anche tutti i membri delle loro famiglie, forzandoli a vivere nella paura e nell'angoscia. I nostri figli dovrebbero essere giudicati in base al loro operato, alla loro fedeltà al paese e al loro coraggio e non in base al loro orientamento sessuale.



Dobbiamo supportare tutte le famgilie Americane, gay o etero che siano.



Nostro figlio è stato licenziato a causa del "Don't Ask, Don't Tell" e sono sicura che un giorno, se questa legge verrà finalmente abrogata, lui potrà di nuovo il suo paese. Questo licenziamento, non solo ha distrutto la sua carriera militare, ma lo ha messo in condizioni di dubitare del suo valore. Sotto questa legge, sembra non contare nulla quanto sia bravo e competente nel tuo lavoro; quante vite tu abbia salvato, o quanto tu sia patriottico e dedito alla causa. Se sei gay o lesbica, in qualche modo questa legge ti dice che ti manca qualcosa.


Hanno diritto ad essere "Tutto quello che possono essere".


Vi prego quindi di sostenere l'abrogazione di questa legge ingiusta. I valori che diamo ai nostri figli, e i valori che l'esercito ha dato a Darren, sono davvero i valori a cui dobbiamo aspirare. Ma fino a che ci sarà questa legge, questi valori saranno minati dalla scorrettezza, dall'ingiustizia, dalla discriminazione e dal pregiudizio. Mi rendo conto che il nostro Paese si trova nel mezzo di un cambiamento storico e deve prendere molte decisioni cruciali. Capisco anche che l'Amministrazione ha molto a cui pensare in questo momento. Anche io sono americana, e come tutti sono preoccupata per il mio pese. Ma, l'abrogazione del "Don't Ask, Don't Tell" non deve essere rimandata.

Con stima,
Nancy S. Manzella

 

fonte: towleroad

 
Nasce in Italia l’Associazione del Turismo Gay & Lesbian PDF Stampa E-mail
Scritto da adriano   
Martedì 27 Luglio 2010 06:40

Nasce in Italia l’Associazione del Turismo Gay & Lesbian
E’ nata finalmente l’Associazione Italiana del Turismo Gay & Lesbian per dare voce dinnanzi ai media e alle istituzioni ad un settore, oggi in forte ascesa, rappresentando tutta l’industria turistica, dalle Agenzie di Viaggio agli Enti del Turismo che rivolgono la loro attività al viaggiatore GLBT.
Aderente alla IGLTA (Associazione Internazionale del Turismo Gay & Lesbian), l’Associazione avrà tra i suoi obbiettivi primari quello di promuovere il Turismo GLBT in Italia e patrocinare progetti formativi, rivolti ad operatori del settore e alle istituzioni, riguardanti il Turismo GLBT al fine di rendere l’Italia un paese turistico “gay friendly” alla stregua delle principali capitali europee e del mondo.
Per le aziende associate sarà l’opportunità di entrare in contatto con altre realtà imprenditoriali per scambiarsi idee, progetti ed eventualmente istaurare sinergie e collaborazioni.
L’Associazione si propone, inoltre, di istituire un osservatorio di dati statistici sul Turismo GLBT che possa essere d’aiuto alle aziende che operano in tale settore permettendo loro di comprendere meglio le abitudini e le esigenze del viaggiatore omosessuale.
Infine l’Associazione istituirà uno sportello dedicato al Viaggiatore GLBT dove questo potrà avere informazioni sulle principali destinazioni gay friendly o segnalare eventuali discriminazioni avute nell’usufruire di un servizio turistico.
Ma per i viaggiatori le agevolazioni non terminano qui. Infatti le aziende associate si impegneranno a mettere a disposizione dei viaggiatori associati, vantaggi o sconti per confermare il loro impegno nel promuovere il Turismo Gay & Lesbian.

 
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